La Repubblica dei Bambini - 2011



un progetto di Teatro Sotterraneo
produzione Teatro delle Briciole
in collaborazione con Teatro Metastasio della Stabile della Toscana

regia Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Claudio Cirri, Daniele Villa

con Daniele Bonaiuti e Chiara Renzi


(età 7-11 anni)
Recensioni: Nicola Viesti -  Corriere del Mezzogiorno
                 Mario Bianchi - Eolo
                 Roberto Rinaldi - Rumor(s)cena
                 Graziano Graziani - Paesesera
                 Marco Menini - Klp
                 Nicola Arrigoni - Sipario.it

Link foto: La Repubblica - Parma




Nel 2010 il Teatro delle Briciole ha è inaugurato un “cantiere produttivo”dal titolo “Nuovi sguardi per un pubblico giovane”. Convinto dell’importanza confrontarsi con esperienze teatrali differenti rispetto all’universo tradizionalmente chiamato teatro-ragazzi, il Teatro delle Briciole si propone con questo cantiere di affidare a giovani o giovanissimi gruppi della ricerca italiana, che normalmente si rivolgono a un pubblico adulto, il compito di creare uno spettacolo per ragazzi, magari per la prima volta .Il primo spettacolo di questo progetto , a cura di Babilonia Teatri,è stato Baby don’t cry . Nel 2011 il percorso continua con un secondo spettacolo affidato a Teatro Sotterraneo, dal titolo “La Repubblica dei bambini”. 




Esistono nel mondo alcuni “Stati in miniatura”. Piattaforme petrolifere abbandonate o piccole porzioni di territorio dove non vige alcuna giurisdizione o controllo politico-militare e dove alcuni soggetti, preso il controllo del territorio, hanno emanato proprie leggi, coniato una nuova moneta, strutturato proprie istituzioni e lentamente avviato rapporti diplomatici e commerciali con territori vicini. Qui l’esercizio di cittadinanza può ripartire da zero, porsi domande originarie sul fare società e rispondere con modalità inedita.

Si parte dalla scena teatrale come piattaforma vuota su cui costruire un microstato. Due attori, riconoscibili come “gente comune”, irrompono sulla scena e cominciano a progettare il loro “Stato in miniatura”. Servono delle leggi. Servono dei luoghi. Servono delle cose. Si parte da zero, tutto è da costruire, liberi di costruirlo come vogliamo. In questo senso si indica nel microstato un campo d’indagine ancora indefinito: una scena vuota, deserta, che lentamente si popola e riempie, magari anche degli stessi elementi che compongo il panorama teatrale (luci, musiche ecc) oppure di segnali che diano regole (cartelli, segnaletica stradale, striscioni ecc) di modo che ai bambini sia dato vedere come da un vuoto si possa edificare una Polis. L’incognita è sul tipo di Polis, il punto è vedere se alla fine la Polis ci piace o se non era meglio, piuttosto, lasciare il deserto.


In questo quadro il coinvolgimento diretto dei bambini pare un necessario rovesciamento. I bambini non dispongono solitamente di potere diretto. Sui bambini non gravano responsabilità. I bambini vivono in un mondo normativo, fatto di ordini, obblighi e divieti. È nella natura delle cose, che il vecchio guidi il fanciullo. E del resto il fanciullo non potrebbe decidere su cose di cui non ha ancora fatto esperienza. Dunque si prova nel costruire uno stato inedito e in miniatura, a dotare i bambini di un potere inedito e in miniatura. Sullo sfondo uno scenario di smarrimento, un luogo deserto in cui dar vita a una società, Robinson Crusoe ma anche il serial Lost, e naturalmente Il signore delle mosche di Golding.
Si tratta di una Cosa Pubblica piccola, si tratta di uno spettacolo teatrale dove la finzione è evidente, si tratta di uno stato in miniatura che si spegnerà quando si spegneranno le luci che lo illuminano, ma al tempo stesso si tratta di una possibilità.

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