La Fine di Shavuoth - 2011



di Stefano Massini

con Daniele Bonaiuti,Valter Corelli,
Ciro Masella
scene Eva Sgrò
progetto luci Marco Santambrogio
costumi Caterina Bottai

regia Ciro Masella




Recensioni: Tommaso Chimenti, su Scanner


La fine di Shavuoth, appartenente alla “Quadrilogia”, pubblicata da Ubulibri, che svela al teatro prima italiano e poi internazionale uno dei più interessanti – e premiati - autori contemporanei, Stefano Massini, parte da due personaggi reali e da un fatto realmente accaduto per poi aprirsi al mistero e immergersi nella profondità dell’animo umano, interrogarsi sull’arte e le sue implicazioni nella vita dell’uomo, sia esso artista che “spettatore”. Franz Kafka e Jitzach Lowy: uno dei più grandi scrittori del Novecento e uno dei più amati e conosciuti attori yiddish dell’epoca, destinato a finire i suoi giorni in un campo di concentramento. Un incontro realmente accaduto in un famosissimo caffè-teatro di Praga, il Savoy. Uno, Kafka, timido e ritroso, “nuvole dentro e fuori”; l’altro quasi arrogante nella sua vitalità sbruffona, all’apparenza sicuro di sé e dall’eloquio irresistibile e scoppiettante. Ecco il pretesto per costruire un dialogo serrato sulla vita e l’arte, sulla paura e il coraggio di amare vivere sognare. Lungo tutta una notte, costretti a rimanere insieme chiusi a chiave in un caffè-teatro deserto, due uomini si studiano, si nascondono, si scherniscono per poi mettersi a nudo con lancinante tenerezza, e scoprirsi vicinissimi (e addirittura, forse, la stessa persona). In un’atmosfera magrittiana due anime si incontrano per scontrarsi e poi trovarsi, cioè trovare se stesse nello stesso momento in cui trovano e riconoscono l’altro. Stefano Massini ha costruito un dialogo serrato e tagliente, modernissimo e dal ritmo ficcante; ci conduce con maestria nei meandri più oscuri e profondi dell’animo umano, ci porta per mano a sentire l’odore della paura, a farci intuire il sapore della vita. Due personaggi del passato, quindi non più vivi, che ripetono, in un teatro, davanti ad un sipario rosso, la recita del loro incontro, l’interrogatorio che smonterà le bugie, le illusioni, le paure, la danza che li porterà a liberarsi dei fantasmi del passato quasi come quella purificante e liberatoria delle tarantate del sud. Il teatro luogo dello svelamento, della verità. Un sogno, due sogni. Due sogni che si incrociano. Due vite e due storie che entrano l’una nell’altra. Mentre la notte scorre. E forse si poteva uscire da quel posto. Bastava volerlo. Ma i due lo volevano davvero? Non è stato quello un passaggio necessario? Una svolta? La fine di qualcosa, che però conduce a qualcosa di nuovo, ad una luce che si può identificare in quella dell’alba venuta a suggerire un giorno nuovo, ancora sconosciuto (e che quindi fa paura) ma che suggella la fine della notte, dell’oscurità della mente e dei cuori. La fine di Shavuoth racconta di una rinascita, di una svolta, di una presa di coscienza. Racconta della fine della paura, o almeno del coraggio di assumersi la paura e cominciare a vivere. Seguire il proprio daemon, la propria vocazione.


…due anime alla ricerca, due vite ancora non sbocciate, due storie che si intrecceranno in una notte di confidenze, di scherzi e sogni segreti. Vite non ancora sbocciate, sogni da inseguire, progetti da tessere, identità da cercare e definire. Tre personaggi disegnati con maestria e tenerezza, intrisi di vita e di passione, bugiardi e sfrontati al limite della sincerità sfacciata. Uno dei testi che ha rivelato al mondo il talento di Stefano Massini. Una storia in bilico tra sogno e realtà…come la vita di ciascuno di noi

1 commento:

  1. Una straordinaria interpretazione ieri sera a Firenze: bravissimo!!! Francesca

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